Gennaio 2014

COMUNICATO:

il più bello

"Sominii Explanatio, ecco il mio sogno", più che il semplice titolo della nuova personale di Giuseppe Panariello, approdata nello spazio espositivo di Sabina Albano, una vera e propria dichiarazione di intenti. La parola "explanatio" in latino si traduce "spiegazione", o anche "illustrazione". E non è un caso, dal momento che questo corpus allestitivo, che comprende circa 20 pezzi, di cui anche una scultura, da un lato, disegna la parabola cronologica della produzione del creativo partenopeo da fine anni '90 a oggi; dall'altro, rappresenta, in una sorta di scelta antologica, il florilegio dei pezzi forse più rappresentativi di vari cicli pittorici dell'artista. L'illustrazione del sogno è la modalità tramite cui Panariello vede e percepisce la realtà attorno a sé, la decodifica, destrutturandola e riedificandola con i suoi mezzi espressivi, per dar corpo alla propria lettura del quotidiano. Una visione d'artista, quindi, modo di intendere l'esperienza creativa stessa, che di onirico conserva la sublimazione dell'atto ideativo, non stilemi surreali. Panariello, infatti, con forte sperimentalismo e ricerca indefessa su tecniche e materiali, tende, se proprio si vuole rintracciare uno stile, un genere, verso l'astratto/informale. In questo iter allestitivo, che include poco meno di 20 quadri di varie dimensioni (da 20x50 a 145x90), oltre a una scultura del 1995 (un grande uccello stilizzato: H.1,14, blue oltremare, realizzato in ferro, cartapesta, cemento e acrilico), dialogano tra loro opere provenienti da "Senza Coloranti", "Lo strappo nel Cielo di Carta", "Collezione Privata", "Materiali Parlanti", "Silenzi" e dal recentissimo "Somnii Explanatio", cicli creativi che Panariello ha attraversato in una diacronia coerente, dal '98 al 2014, sempre attento a una vera e propria esegesi dei materiali, una cernita e una riscoperta degli stessi. Nero grafite, polvere di ferro, corde, panno, argento e oro in foglia, lamiera, su un supporto in multistrato, a volte con cornici in ferro battuto smerigliate o volutamente arrugginite, sono i protagonisti di questa ricerca: materiali puri, poveri, assurti a strumenti espressivi, a tramite artistico. Il tutto in un'operazione di sottrazione e composizione sorvegliata, simmetrica, asciutta, il cui esito è un minimalismo elegante, dove la raffinatezza non è voluta o studiata, ma semplicemente naturale. Il tema del sogno, che carsico vive nelle creazioni di Panariello, non passa attraverso la raffigurazione, in cui invece è la linea a farla da padrona, un geometrismo puntuale e assonante, all'interno del quale spesso si insinua uno strappo, uno iato, una frattura dell'insieme ordinato, un elemento straniante, di denuncia, dolore e protesta. E per far ciò l'artista deve ricorrere ai Suoi materiali, quelli che ha scovato nel quotidiano e, nobilitandone la funzione, ha travasato in uno stato altro, quali manifestazione del segno e dell'idea. Le forme nitide e la disciplina estetica di una tecnica mista, che fa appello anche alla colla vinilica per ottenere trasparenze che in passato erano rese dall'olio, a volte sono silenziosamente stravolte da un'irruzione quieta di un elemento altro, spesso impercettibile. Lì vive la carica eversiva e onirica, uno degli aspetti dell'illustrazione del sogno, della visione d'artista. Il pentagramma cromatico è ampio, ma uniforme: ori, argenti, nuance terrigne, colori scuri e metallici, bruni, bruciati, talvolta vulcanici, del ferro, del piombo, del marrone, di una variabile scala di grigi e, soprattutto, del nero, “...sinonimo di purezza e capacità di creare emozioni e sensazioni, ...tremenda sorgente di forma, che unisce al mistero la potenza”. Accanto a ciò la nuance di un blue quasi elettrico della grande aquila stilizzata della scultura in ferro e multimateriale, che troneggia come un idolo, un simulacro, affermazione di forza e vigore. Ancora una volta, dunque, nel lavoro di Panariello il contenuto emerge più che dal solo gesto pittorico, da una diversa declinazione di materiali inediti, dalla loro complementarietà equilibrata, dalla sovrapposizione meditata, dai riusciti accostamenti cromatici. Così prende vita, in un viaggio fatto di immagini, forme e colori, una visione estetica, programmatico slittamento onirico.

Victoriano Papa